“Finally in the mountains!” di Alessandro Di Bussolo (PAPA) L’aria di montagna mi farà bene e potrò - così spero - dedicarmi più liberamente alla riflessione e alla preghiera. Auguro a tutti, specialmente a chi ne sente maggiore bisogno, di poter fare un po’ di vacanza, per ritemprare le energie fisiche e spirituali e recuperare un salutare contatto con la natura. La montagna, in particolare, evoca l’ascesa dello spirito verso l’alto, l’elevazione verso la "misura alta" della nostra umanità, che purtroppo la vita quotidiana tende ad abbassare. Benedetto XVI pensava sicuramente a quanto detto domenica ai fedeli, prima della preghiera dell’Angelus, mentre guardava i monti del Cadore dall’elicottero che lunedì lo ha portato dall’aeroporto di Istrana a Lorenzago. Lungo il percorso, il Papa ha potuto anche vedere la diga del Vajont, il cui straripamento ha provocato una terribile inondazione che ha sommerso a valle il paese di Longarone nell’ottobre del 1963, causando quasi duemila vittime. Benedetto XVI ha pregato per loro, come vent’anni fa Giovanni Paolo II, in visita al cimitero-memoriale. Dal finestrino dell’elicottero, ecco Lorenzago, adagiata nella alta valle che porta al passo Mauria e da lì in Friuli, circondata da catene di monti, dal Cridola al Tudaio. Nell’eliporto, accanto ai campi da tennis del paese, i piccoli del Cadore hanno accolto il Papa con i fiori delle loro montagne, poi il vescovo di Belluno-Feltre Giuseppe Andrich si è aggiunto a quello di Treviso Andrea Mazzoccato, che già aveva salutato Benedetto XVI a Istrana. Con loro anche il sindaco di Lorenzago Mario Tremonti e il parroco don Sergio De Martin. Tra l’entusiasmo di cadorini e villeggianti, la berlina nera del Papa ha attraversato il paese, prima di salire ai novecento metri del Castello di Mirabello, la casa di formazione e vacanze della diocesi di Treviso. Mescolati tra un centinaio di bambini dell’Azione cattolica e della diocesi, anche alcuni giornalisti. A loro microfoni Benedetto XVI ha esclamato “Finalmente in montagna, lontano dalla città e da tutte queste cose che succedono ogni giorno: potrò studiare e pregare, meditare e riposare”. Spera anche di scrivere “qualche pagina” della seconda parte del libro “Gesù di Nazaret” e forse, “eventualmente” di pensare ad una nuova enciclica. Ma non dimentica il dramma del missionario italiano padre Giancarlo Bossi, rapito un mese fa nelle Filippine. “il mio pensiero va ogni giorno a lui, preghiamo e speriamo che il Signore ci aiuti”. Dal castello di Mirabello alla villetta che per sei volte ha ospitato anche Giovanni Paolo II sono poche decine di metri: il Benedetto XVI li ha percorsi a piedi, di buon passo, fino al monumento realizzato accanto al cancello della residenza, dedicato a Papa Wojtyla. Attraversato il giardino rimesso a nuovo, il Papa ha potuto ammirare anche questa nuovissima Annunciazione, che decora il muro d’ingresso, nel terrazzino dal quale Giovanni Paolo II recitava l’Angelus. Al primo piano della villetta, Benedetto XVI ha visitato subito la cappella, accompagnato sempre dal vescovo di Treviso Mazzoccato. Si è poi ritirato nella sua camera, e qui, anche le telecamere del Centro Televisivo Vaticano hanno dovuto ritirarsi. Par lasciare spazio a diciannove giorni di tranquillità. |