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I BERSAGLIERI DEL MAURIA
lungo posizioni naturalmente forti, la 4^ Armata del Gen. Di Robilant
non fu in grado di esplicare una valida resistenza nei drammatici
frangenti succeduti anche in Cadore alla disfatta di Caporetto.Mentre il
grosso della 4^ Armata, commisto a disperata popolazione civile, si
concentrava sul nodo ferroviario di Calalzo, nella notte tra il 6 e 7
novembre 1917 le truppe austriache presero contatto con le nostre
retroguardie a Casera Razzo e al Passo della Mauria. La difesa del Passo
era stata affidata al Col. Ernesto Foglia che aveva alle sue dipendenze
il 57° Btg. Del 16° Regg., il 27° Btg. dell’11° e la 7^ Comp. del 10°
Bersaglieri nonché due sezioni d’artiglieria e diverse mitragliatrici.
La 94^ Divisione A.U. attaccò i nostri bersaglieri verso le ore 6 del
giorno 7 novembre. Le artiglierie austriache aprirono il fuoco contro le
nostre posizioni per proteggere l’avanzata della fanteria, favorita tra
l’altro da fitti banchi di nebbia. L’assalto fu però respinto dal fuoco
delle nostre mitragliatrici e dal fitto lancio di bombe a mano. Davanti
all’inutilità dei primi
tentativi, il nemico provvide a riorganizzare i propri reparti sotto le
pendici di Stabie, in posizione defilata al tiro delle nostre
artiglierie. Procedendo quindi al coperto, tra la fitta vegetazione e i
molti anfratti rocciosi, forze austriache riuscirono ad occupare Col
Pioi e Col Rosolo presso Casera Doana tagliando in due e aggirando il
nostro schieramento. A questo punto i nostri soldati, accerchiati,
compirono dei veri atti di valore: al Crepo delle Staipe e al Prà del
Santo i bersaglieri che manovravano le mitragliatrici caddero sulla
propria arma dopo aver sparato fino all’ultima cartuccia. Anche i nostri
pezzi di artiglieria furono messi a tacere mentre le truppe del Ten.
Col. Edoardo Dezzani addossate alle falde del M. Miaron, furono
sopraffatte. Presso la casa cantoniera si svolse un violento corpo a
corpo e dopo una lotta cruenta, sparati gli ultimi caricatori, il Col.
Foglia e la sua
2^ Comp. furono circondati e catturati. I superstiti, martoriati dal
fuoco delle
mitragliatrici nemiche, cercarono di retrocedere verso Lorenzago,
lasciando sul terreno
16 morti e 80 feriti, gli austriaci ebbero invece 26 uccisi e 110
feriti. Per onorare la memoria di questi caduti da qualche anno c’è
finalmente un segno: una semplice croce in ferro posta sul Col Pioi.
Mentre gli alti comandi si confrontavano in sterili diatribe personali,
piccoli uomini rimanevano al loro posto, chiamati a reggere sul terreno
le sorti di un’armata in disfacimento nel compimento di un sacrificio
ancora oggi mai riconosciuto dalla Patria.
Una delle
casematte in cemento
realizzate sulla asperità rocciosa di “Sasso Croèra” durante la Grande
Guerra e destinata all’appostamento di mitragliatrici. |
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