Storia del Cadore |
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Cenni generali
Il
ritrovamento dell'Uomo (sepoltura mesolitica) di Mondeval, località tra
Selva di Cadore e San Vito di Cadore, testimonia la presenza umana in
Cadore nel periodo preistorico.Alcuni studiosi ritengono però che la più
antica popolazione stanziatasi fosse composta da tribù celtiche,
popolazioni di origine indoeuropea diffuse nell'Europa centrooccidentale
caratterizzate da una comune cultura. Ai
Celti subentrarono gli
Euganei che hanno lasciato
numerose testimonianze messe in luce dai ritrovamenti. Sostituirono
l’egemonia degli Euganei, i
Paleoveneti (VI-V secolo a.C.), i
Galli Insubri "Catubrini",
facies (tribù) di stirpe celtica con numerosi contatti oltralpe e molte
similitudini con i Carni del Friuli, dai quali deriva il nome Cadore.
Sembra che già dal 184 a.C. (per alcuni in epoca successiva) il Cadore
fosse sottomesso ai Romani che lo aggregarono alla X Regio Venetia et
Histria con capitale Aquileia. Di questo periodo restano numerose
testimonianze costituite da lapidi, cippi, monete e medaglie, mentre è
di costruzione romana la strada passante per la valle del Piave che
collegava il territorio con la pianura da una parte e Dobbiaco e la
Carinzia dall’altra. All'inizio del IV secolo il Cadore era quasi tutto
cristianizzato per opera di missionari aquileiesi. Caduto l’Impero
romano nel 476 si avvicendarono dapprima gli
Eruli (476-493), poi, via via, gli
Ostrogoti (493-553), i
Bizantini (553-568), i
Longobardi (568-774), i
Franchi (774-884), i Duchi di
Carinzia (884-1077) per poi
passare sotto il
Principe Patriarca di Aquileia (1077) che lo concesse in epoca
successiva in vassallaggio ai
Colfosco e per eredità diretta ai
Da Camino fino al 1335 anno
dell’estinzione di questo casato. Attorno al XIII secolo le Comunità di
villaggio cadorine (regole) si federarono dando origine alla Magnifica
Comunità di Cadore che ottenne dal Conte Biaquino Da Camino i primi
statuti cadorini (nel
1235). Dal 1337 al 1347 i cadorini firmarono un patto di indipendenza
con Giovanni di Carinzia e Carlo di Boemia per ritornare poi sotto il
Patriarcato fino al 1420, anno in cui la Serenissima di Venezia pose
fine al potere temporale dei patriarchi. Alla caduta del potere
temporale dei Patriarchi, i Cadorini, liberi da obblighi di fedeltà,
votarono la loro dedizione alla Serenissima ottenendo in cambio una
ampia autonomia amministrativa che gestivano attraverso le forme
autoctone di governo previste dagli Statuti Cadorini (Magnifica Comunità
di Cadore, Regole). A quei tempi il Cadore era diviso in dieci
centenari, compreso l’Ampezzo. Il governo della Comunità risiedeva a
Pieve presso il palazzo nel quale si riunivano i 27 membri eletti dalle
27 Regole (Comunità di villaggio dotate di propri statuti). Nel 1508, a
Rusecco nei pressi di Valle, l’imperatore Massimiliano d’Asburgo subì
una sanguinosa sconfitta da parte delle truppe veneziane, comandate da
Bartolomeo d’Alviano, coadiuvate dalle milizie (cernide) cadorine. Nel
1509 le truppe imperiali, ritornate per vendicare, subirono una nuova
sconfitta. La guerra (Lega di
Cambrai contro Venezia) si protrasse per alcuni anni e, alla stipula
della pace, l’imperatore ottenne l’Ampezzo, che quindi fu staccato dal
Cadore pur conservando gli statuti cadorini anche in ambito imperiale.
Per quasi tre secoli seguì un periodo di relativa calma sempre sotto la
protezione della Repubblica di S.Marco finché nel 1797 Napoleone pose
fine alla Serenissima
e, dopo un paio d’anni, cedette il territorio all’Austria fino al 1806
anno in cui le province venete furono riunite al napoleonico
Regno Italico;
venne introdotto il Codice napoleonico, soppresse le Regole con i loro
Laudi ed istituiti i Comuni (intesi come municipalità). Alla caduta di
Napoleone nel 1814 il
Cadore passò sotto l’Austria che costituì il
Regno Lombardo-Veneto
e, dopo le vicende del Risorgimento italiano passò sotto il sabaudo
Regno d’Italia
nel 1866 al termine della terza guerra d’indipendenza, della quale in
Cadore si ricorda il combattimento di Tre Ponti in prossimità di Vigo,
avvenuto il 12 agosto 1866.
Il Cadore nel Risorgimento
Nel 1848 il
Cadore partecipò attivamente al Risorgimento. In Italia andava via via
maturando lo spirito nazionale che si concretava nella richiesta di
statuti che assicurassero la partecipazione del popolo alla vita
politica. Palermo insorgendo contro Ferdinando II, il 12 gennaio 1848,
l'obbligò a concedere la costituzione. Poi, anche Leopoldo II (17
febbraio), Carlo Alberto (4 marzo) e Pio IX (14 marzo) dovettero
concedere uno statuto che trasformò le relative monarchie da assolute a
rappresentative. Rimaneva refrattaria l'Austria che governava
direttamente il Lombardo Veneto ed esercitava la sua forte influenza di
grande potenza su tutta l'Italia. Il 17 marzo insorgeva Venezia che si
costituì in Repubblica. Il 28 marzo il Municipio di Cadore inviava al
Governo provvisorio della Repubblica Veneta il seguente indirizzo: “Se
il grido di Viva la Repubblica, Viva San Marco, fu come scossa elettrica
per tutti gl'Italiani alla Veneta dominazione soggetti, qual'effetto
immenso, indescrivibile, questo magico grido non doveva portare ai
Cadorini petti? Sì, i Cadorini, datisi volontariamente alla Repubblica,
onorati del titolo di Fedelissimi – titolo mai smentito e che mai
cessarono dal meritare.- E gli ordini della Repubblica, ora felicemente
risorta, essi attendono impazienti, onde potersi a quelli uniformare e
con quelli sé reggere”. Con evidenza le dominazioni francese prima ed
austriaca poi, susseguitesi al 1797 anno della fine della Serenissima,
non erano state per nulla digerite. I Cadorini, sotto la guida militare
di Pier Fortunato
Calvi che organizzò la guardia civica ed i corpi franchi, opposero
una tenace resistenza all'Austria, scrivendo una delle più belle pagine
del Risorgimento italiano. “La difesa del Cadore fu vera guerra di
montagna e fu la più eloquente manifestazione dell'ingegno acuto di
Calvi e della sua sapienza militare, non comune per quei tempi”. Al
Comune di Pieve di Cadore fu assegnata la Medaglia d'Oro al Valore
Militare nel 1898 “per la memoranda e tenace resistenza fatta nel 1848
dalle popolazioni cadorine contro soverchiante ed agguerrito invasore”. Il Cadore durante la Prima guerra mondiale
Nel corso
della prima guerra
mondiale (1915-1918)
il Cadore fu teatro di guerra. Si combatté una logorante guerra di
posizione sulle Tofane ( il Sacrario di Pocol rende omaggio a 9707
caduti italiani)[3], sul
monte Piana, dove è ancora
possibile vedere le trincee e le postazioni di ambedue gli eserciti,
oggi recuperate per motivi di testimonianza, e su tutta la linea del
fronte dolomitico.
L'attuale
Museo nelle nuvole, curato dall'alpinista
Reinhold Messner è
situato, ad oltre 2000 metri, proprio nel forte di Monte Rite, uno dei
forti della linea di difesa Maè-Cadore: infatti, il Regno d'Italia
considerava il territorio come un possibile fronte "caldo" e questo lo
si poté percepire tra la fine dell'800 ed i primi anni del '900 quando,
nonostante la
Triplice Alleanza con l'Austria
e la Germania, finanziò la
costruzione di imponenti fortezze situate in posizioni che avrebbero
dovuto essere strategiche. La guerra, purtroppo, dimostrò l'inutilità di
simile linea di difesa perché i forti furono abbandonati di fretta in
seguito alla ritirata del 1917
conseguente alla disfatta di Caporetto. Il Cadore con ciò fu occupato
militarmente e riconquistato nelle ultime fasi della guerra (30
ottobre 1918). Anche la linea
ferroviaria che raggiunge
Calalzo, terminata non per caso nel 1914, fu una infrastruttura
importante di servizio per il fronte.
Ritornando a
monte Piana ricordiamo che le
due cime, (quella sud denominata dagli italiani monte Piana e quella
nord denominata dagli austriaci monte Piano) poste a circa 2300 m.s.m.
in posizione strategica, sono separate da un pianoro e dalla forcella
dei Castrati e comprese tra due gruppi: ad Est le
Tre Cime di Lavaredo,
a Sud-Ovest il gruppo del Popena/Cristallo e il
lago di Misurina, a Nord
la val di Landro.
Nel maggio
1915, all'atto della dichiarazione di guerra, gli austriaci abbandonano
queste cime (e così altre nella zona) e si ritirano nei punti
fortificati a val di Landro.
Pochi giorni dopo gli alpini occupano la cima sud di Monte Piana. La
notte del 7 giugno
1915 gli austriaci, dopo una intensa
preparazione di artiglieria e aspri combattimenti, si attestano sulla
cima nord.
Il
19 luglio, gli alpini assaltano
le trincee austriache supportati dall'artiglieria ma, dopo i pesanti
bombardamenti dell'artiglieria nemica di Malga Specie e di Monte Rudo e
del contrattacco, si ritirano sulle postazioni di partenza; la conquista
è svanita e la cima nord torna austriaca. Dopo queste operazioni
iniziano grossi lavori di costruzione di caverne e gallerie in roccia,
per il riparo delle truppe: le linee distano solo poche decine di metri;
questo fronte diventa un punto chiave. Gli assalti, le carneficine, lo
stillicidio di vite umane continuano ancora per 27 mesi, limitate solo
dal freddo e dalla grande quantità di neve.
Il
22 ottobre
1917 alle 5 di mattina gli austriaci
mettono in atto un poderoso attacco per distogliere l'attenzione dei
comandi italiani dall'ormai prossimo attacco in forze sull'Isonzo
(Caporetto). Al pesante
bombardamento segue un assalto alla baionetta; a mezzogiorno il comando
austriaco dà l'ordine di ripiegare e l'attacco si esaurisce sulle stesse
posizioni.
Il
24 ottobre '17 le armate
austro-ungariche sbaragliano la II armata italiana nella rotta di
Caporetto e passano l'Isonzo.
Il
3 novembre '17, alle ore 17 le
truppe alpine della IV armata (armata delle
Dolomiti) ricevono l'ordine di
abbandonare le postazioni per ripiegare sulla nuova linea che fa del
Monte Grappa il nuovo perno
centrale di difesa con il Pasubio a ovest e il
Piave a est, per l'ultimo anno di
guerra.
Il
30 ottobre
1918 le truppe italiane rioccupano
il Cadore a seguito della ritirata degli austro-ungarici ormai
demotivati e ridotti alla fame. La guerra finirà dopo pochi giorni. Il Cadore nella lotta di liberazione
Come tutta
la montagna bellunese dal ’43-‘45 il Cadore, territorio annesso al
Grande Reich tedesco non fu estraneo alla lotta partigiana di
liberazione
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