Mario De Michiel "Bastiane'' da Lorenzago, il protagonista vero, autentico, di quel "nuovo Risorgimento" che la scrittrice e partigiana Giovanna Zangrandi definì senza retorica come «i giorni veri» Mario era la persona più caratteristica del piccolo centro dell'Oltepiave, ma molti ignorano quello che è stato, in 70 anni di storia, il suo impegno politico e sociale in un periodo in cui i più elementari diritti venivano calpestati in nome dell'ideologia nazífascista. Nato nel 1914, già a quattro anni ebbe l'occasione di assaporare in prima persona l'atrocità ella guerra quando, il 25 giugno 1918, gli austriaci Invasori arrestarono Leopoldo, suo padre, internandolo nel campo di prigionia di Katzenau. A 20 anni Mario De Michiel prestò servizio militare negli alpini frequentando la scuola militare alpina di Aosta. Di spirito ribelle, anticonformista, Mario si sentiva antifascista ed attratto dalle idee comuniste, tanto da partecipare nei primi anni'30, Quale rappresentante per il Cadore, a diverse riunioni clandestine a Padova e a Milano, caratterizzate da rocambolesche fughe al sopraggiungere della polizia. Nel 1935 chiede d'essere arruolato nelle milizie fasciste ed inviato volontario in Spagna, dove progetta di disertare e passare poi nelle file delle Brigate Internazionali. Ma la Federazione deì Fasci di Combattimento di Belluno, dopo aver raccolto informazioni a Lorenzago, respinge la domanda e anzi lo deferisce alla Commissione federale di disciplina che, il 22 giugno del'37, lo espelle dal Partito per «indisciplina e incomprensione». Allo scoppio della guerra, viene inviato con il 7° Alpini, Divisione Pusteria, sul fronte greco-albanese dove rimane fino alla fine della campagna partecipando all'epica resistenza sul Monte Tomori e alle successive operazioni di polizia in Montenegro culminate nel dicemre'42, con il Combattimento de Plevlie. Alla firma dell'armistizio con gli angloamericani, fa ritorno a casa e ancora il 10 settembre 1943, assieme a Giuseppe Prevedello, Remo Tremonti, Graziano Gerardini ed altri, dà vita alla prima organizzazione patriottica definita «la prima scintilla del movimento partigiano del Cadore» che, in quel primo inverno di lotta, provvede a raccogliere e ad aiutare molti rícercati dalla polizia tedesca. E, fra questi, un prigioniero sudafricano, Wesley Liversage. Nel febbraio 1944 si costituiva il primo nucleo della Brigata "Calvi", 6 Mario vi entrò come organizzatore militare rimanendovi fino alla fine del conflitto. E fu proprio a lui che il comandante "Garbin", Sandro Gallo, affidò la preparazione del campo di lancio alla Mauria in previsione di un aviolancio alleato poi avvenuto nella notte tra il 12 e il 13 giugno. Il 14 era presente allo sfortunato scontro con i tedeschi e riuscì a salvarsi compiendo un pericoloso giro attraverso i monti circostanti. Dopo l'insuccesso militare, il CLN cadoríno mise in discussione, per meri fini politici, la condotta del Comandante. "Garbin", affidando il comando militare a Mario, che immediatamente rifiutò. Si pose con forza, qualche tempo dopo, al Comando della Brigata che gli ordinava di eliminare fisicamente, in Oltrepiave spie e collaboratori dei tedeschi: fu egli stesso che provvide a farli allontanare dal Cadore evitando cosi, saggiamente un'inutile spargimento di sangue con conseguenti, inevitabili, strascichi morali. Nell'ottobre'44, allo scioglimento della "Calví", rimase nascosto in montagna finché non fu costretto a presentarsi ai tedeschi che tenevano sua madre Clotilde come ostaggio nel lager di Bolzano (n°, matricola 5361). Costretto a lavorare per l'O.T., fu nuovamente arrestato nel marzo'45, finendo malmenato e rinchiuso per qualche tempo nelle prigioni di Pieve. Il primo maggio, nel corso del l'insurrezione finale, Provvide con i suoi compagni al blocco della strada della Mauria e fu lui stesso, alle 16,30 di quel memorabile giorno, a ( far firmare, al generale di divisione Kohlermann, la resa di tutte le truppe tedesche operanti in Cadore, accompagnando poi, con una vistosa bandiera bianca, da Lorenzago al comando partigiano di Pieve, che gli affidò in seguito il comando della polizia partigiana nei comuni di Vigo, Lozzo, Domegge e Lorenzago. E il 2 luglio 1948 la Presidenza del consiglio dei ministri, tramite la Commissione Regionale Triveneta per 1’accertamento della qualifica partigiana, gli riconobbe per meriti il grado di tenente mentre gli alleati lo gratificarono con un certificato niente meno che dal generale Alexander. Alla fine dell'immane ne conflitto, come spesso accade, anche tutte le speranze e le aspirazioni per un mondo nuovo andarono deluse, tanto che Mario, come molti altri, fu costretto a lasciare il proprio paese e ad emigrare in Canada.
Tratto dal Gazzettino: art. di Walter Musizza Giovanni De Donà |